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Rinascere a ritmo di danza; Nikita Pelizon lancia “Amati Tu”

Nikita Pelizon è tornata sulla scena musicale con “Amati Tu”, un brano pop dance energetico e travolgente nato da un’esigenza profonda, trasformare le delusioni del passato in una spinta verso la libertà e l’indipendenza.

Nikita invita a immaginare una serata ideale, trascorsa a ridere con l’amica di sempre, quella che per mesi ha ascoltato i nostri sfoghi.

È il momento perfetto per guardarsi indietro, misurare la propria forza, raddrizzare la corona e tornare a sentirsi regine della propria vita.

Dal punto di vista musicale, il brano si sviluppa su un contrasto magnetico. L’inizio è intimo e sussurrato, avvolto in un’atmosfera di suspense e vulnerabilità.

Al quindicesimo secondo, però, la traccia cambia direzione, il ritmo si fa solido, ampio e potente, segnando il passaggio definitivo dalla fragilità alla consapevolezza.

La genesi del pezzo nasconde anche un approccio tecnologico all’avanguardia. Nikita ha infatti utilizzato l’intelligenza artificiale come partner creativo per la stesura del testo e lo sviluppo del sound pattern.

Attraverso prompt mirati, ha definito la direzione stilistica prima ancora di entrare in studio, unendo poi questa solida base digitale al calore del lavoro umano con il suo team di produttori.

Per l’artista, tecnologia e creatività non sono in guerra, ma si completano a vicenda.

“Amati Tu” si presenta così come un brano diretto, provocatorio e senza filtri, pensato per chi non ha paura di mostrarsi autentico e rivendica il diritto di mettersi finalmente al primo posto.

Il brano mescola vulnerabilità, ironia e una vena provocatoria...

“Essendo un testo autobiografico, “Amati Tu” è sicuramente una frase che rivolgo anche a me stessa”-dice Nikita

“E la cosa paradossale è che me la ripeto da anni, ma evidentemente dirsi qualcosa e riuscire davvero a viverla sono due cose diverse.

Scrivere e dare voce ai miei testi è forse uno dei modi in cui sto imparando ad amare la parte di me che fin da bambina ha imparato a tenere dentro le cose.

Nella vita quotidiana, quando un dialogo diventa molto profondo, quello che sento e vorrei dire arriva fino alla gola e lì si blocca.  

www.nikitapelizon.it

Con la musica invece fluisce quello che ho nello stomaco, nella testa e nel cuore trovando finalmente una via d’uscita.

Non ho ancora cantato ciò che provavo da bambina  dentro quelle mura bianche. È una parte molto personale di me e so che, quando arriverà il momento di affrontarla, potrebbe fare male anche a chi ascolta. Per ora sto raccontando gli ultimi anni che sono stati molto intensi.

Credo che per me sia sempre stato più facile amare che amarmi. Ho anche difficoltà a celebrare i miei risultati: spesso sono più felice per i successi delle persone a cui voglio bene che per i miei.

Quando raggiungo qualcosa, invece di fermarmi e viverlo, la mia mente è già allo step successivo. Analizzo cosa avrei potuto fare meglio, vedo gli errori, studio il prossimo obiettivo. E così rischio di perdermi proprio la gioia di quello che sta accadendo.

È come se a volte il mio valore dipendesse dal risultato, dimenticando tutto ciò che c’è stato prima: il percorso, le difficoltà superate, la forza che è servita per arrivarci.

https://www.youtube.com/@nikitasemplicemente

Ed è forse questo il vero significato che oggi ha per me “Amati Tu”: non amarmi solo se raggiungo qualcosa, non pensare di meritare amore solo se soddisfo determinate aspettative. Sto imparando a riconoscere il mio valore anche mentre sono ancora in viaggio.

E soprattutto ad accettare che non tutto può andare alla velocità della mia mente. Alcune cose hanno bisogno di tempo. Per una come me, forse, anche questa è una forma di allenamento all’amore verso sé stessi”.

Perché hai scelto di raccontare un dolore sentimentale anche con leggerezza e sarcasmo?

“Bella domanda. Perché sono anche questo: leggera e pesante, seria e sarcastica, vendicativa e indulgente, profonda e superficiale. Non riesco a raccontare il dolore in un solo colore.

Dopo essere stata una sottona mentre lui faceva il pagliaccio, avevo bisogno di aria. Il sarcasmo per me serve proprio a questo: a creare distanza, a riuscire a guardare qualcosa che mi ha fatto male senza farmi inghiottire di nuovo.

E alla fine “Amati Tu” parla proprio di questo: capire quando è il momento di lasciare andare. Come una navicella che, per continuare il suo viaggio, deve staccarsi da ciò che non le serve più, non perché quello che lasci non sia mai esistito, ma perché non può continuare a pesarti addosso.

Forse tante persone si riconoscono proprio in questo: nel riuscire a ridere mentre dentro stanno ancora rimettendo insieme dei pezzi”.

Qual è il messaggio che vorresti arrivasse a chi ascolterà il brano sentendosi ancora intrappolato in una relazione fatta di promesse e mancanze?

“Il ritornello: Chi non capisce il tuo valore, risparmia le tue ore, non dedicarti più, Amati tu. Salvati tu. Allontanati tu”.

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