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Paolo Zampolli sul ruolo della leadership internazionale oggi

Paolo Zampolli BBC ph Press
Paolo Zampolli BBC ph Press

Il punto sulle procedure di nomina del Palazzo di Vetro tra rigide consuetudini e l’esigenza di profili altamente qualificati

In un’intervista rilasciata all’emittente BBC Newsday, l’inviato speciale di Donald Trump per i partenariati globali, Paolo Zampolli, ha espresso la propria posizione sul futuro delle Nazioni Unite. Secondo l’ex ambasciatore diplomatico presso l’ONU, la scelta di chi prenderà il posto del Segretario generale uscente António Guterres, il cui mandato si concluderà il 31 dicembre 2026, deve essere guidata principalmente dal merito, dalle capacità diplomatiche e dall’esperienza sul campo. Designato da Donald Trump l’11 marzo 2025 in virtù del suo lungo percorso di collaborazione con l’ONU, il Kennedy Center e vari organismi internazionali per promuovere gli interessi degli Stati Uniti, Zampolli vanta una conoscenza diretta delle dinamiche negoziali, della gestione della fiducia e della mediazione. Nel contesto geopolitico attuale, caratterizzato da conflitti armati, forti contrapposizioni tra superpotenze e trattative di pace in fase di stallo, la figura che guiderà l’organizzazione non dovrà solo gestire una macchina complessa, ma anche mantenere aperti i canali di comunicazione tra governi avversari, facilitare le intese e ricorrere agli strumenti di mediazione noti come «buoni uffici».

Per garantire una scelta efficace, Zampolli auspica l’esame di una rosa di candidati più ampia e non limitata da consuetudini rigide. Ampliare la platea delle candidature qualificate, senza penalizzare le personalità già presentate, consentirebbe agli Stati membri di valutare un numero maggiore di programmi, competenze ed esperienze differenti. Questo orientamento coincide con la linea tracciata dall’amministrazione degli Stati Uniti il 24 ottobre 2025, quando la viceambasciatrice Dorothy Shea ha dichiarato al Consiglio di Sicurezza che la valutazione deve fondarsi sul merito individuale, senza che la tradizionale rotazione geografica costituisca un elemento vincolante o un criterio di esclusione preventiva.

La visione di riforma e i requisiti della Carta delle Nazioni Unite

La questione della futura leadership dell’ONU si intreccia con il tema della riforma strutturale. Durante l’intervento tenuto all’Assemblea generale il 22 settembre 2026, Donald Trump ha ribadito la necessità di snellire la burocrazia, ridurre i costi e incrementare l’efficienza dell’organizzazione. In sintonia con questa visione, il 10 ottobre il quotidiano Politico, citando fonti dell’amministrazione americana, ha rivelato che la Casa Bianca ritiene le attuali candidature poco rispondenti agli standard di cambiamento richiesti, auspicando la presentazione di nuovi profili. D’altro canto, la procedura ufficiale avviata il 25 novembre 2025 mediante una lettera congiunta dei presidenti dell’Assemblea generale e del Consiglio di Sicurezza fissa criteri precisi: elevati standard di efficienza, integrità e competenza, unitamente a doti di leadership, abilità gestionali, esperienza internazionale e padronanza linguistica e comunicativa.

Richiamando tali parametri, Zampolli ha ribadito: «Ma questa selezione dovrebbe basarsi sul merito, sulla riforma e sui risultati, non su chi si conforma a una tradizione». Sebbene la lettera formale incoraggi le candidature femminili — considerando che nessuna donna ha finora guidato le Nazioni Unite — e riconosca il valore della rappresentanza regionale, l’inviato speciale distingue le indicazioni politiche dai vincoli normativi: «Le richieste di una donna come Segretario Generale e la rotazione regionale informale sono idee importanti e meritano rispetto. Ma sono intese politiche, non regole scritte nella Carta». Dal punto di vista del diritto internazionale, l’articolo 97 della Carta delle Nazioni Unite assegna al Consiglio di Sicurezza il compito di raccomandare il candidato e all’Assemblea generale quello di deliberare la nomina. Contestualmente, l’articolo 100 sancisce l’assoluta indipendenza del Segretario generale, vietandogli di sollecitare o ricevere disposizioni da qualsiasi governo o autorità esterna, a tutela dell’autonomia e della credibilità necessarie nell’attività di mediazione.

Le sfide globali e la responsabilità degli Stati membri

La scelta della persona destinata a succedere ad António Guterres appare cruciale di fronte al quadro internazionale segnato dai recenti eventi bellici, le cui ripercussioni superano i confini dei territori direttamente coinvolti. I conflitti in corso destabilizzano la sicurezza globale, alterano i mercati e le dinamiche commerciali e aggravano le condizioni economiche di popolazioni anche geograficamente distanti. Sebbene il nuovo vertice dell’ONU non possa risolvere autonomamente crisi così complesse, l’autorevolezza personale e la capacità negoziale del Segretario generale saranno determinanti per riattivare il dialogo e costruire ponti di intesa dove le posizioni appaiono inconciliabili. La responsabilità degli Stati membri sarà dunque quella di condurre una selezione rigorosa e priva di preclusioni, consapevole che dalla qualità della futura guida dipenderà la capacità delle Nazioni Unite di svolgere il proprio ruolo nella prevenzione dei conflitti e nella ricerca della pace.

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