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Lungo il Tevere, in bicicletta nell’Italia che non ha fretta

Da San Giustino a Città di Castello, nell’Alta Valle del Tevere, fra campi di tabacco, repubbliche nate per un errore di confine, palazzi rinascimentali e soste a tavola che rischiano di allungare il viaggio. Qui la bicicletta è un modo per entrare nel paesaggio, non una gara contro il cronometro.

Plinio il Giovane, in una lettera ad Apollinare, descriveva questa regione come un immenso anfiteatro naturale, una pianura circondata dai monti, con boschi antichi e un clima piacevole. Non c’erano ancora le ciclabili né le applicazioni che misurano velocità e calorie consumate. Ma il paesaggio era già un buon motivo per fermarsi.

L’Alta Valle del Tevere, tra Umbria e Toscana, si presta a essere attraversata in bicicletta. Il tratto fra San Giustino e Città di Castello è prevalentemente pianeggiante e adatto anche a chi non considera il ciclismo una disciplina di resistenza. Si pedala fra campi coltivati, filari di alberi e piccoli centri abitati. Il percorso alterna tratti ciclabili, strade secondarie e sterrati.

La campagna ha una storia da raccontare

Il paesaggio agricolo è parte dell’identità del territorio. Mais, girasoli e coltivazioni di tabacco si alternano a noccioleti e campi di luppolo. Lungo il Tevere crescono salici, pioppi, ontani, querce e robinie. Il fiume ha dato da vivere alle comunità locali, ma le sue piene hanno provocato danni e costretto a intervenire sugli argini e sull’assetto degli insediamenti.

A San Giustino, il Castello Bufalini racconta la trasformazione di una fortezza quattrocentesca in residenza nobiliare. Gli ambienti affrescati e il giardino all’italiana, con il suo labirinto, restituiscono l’immagine di un mondo in cui anche il paesaggio era parte della rappresentazione del potere.

Poco lontano c’è Cospaia, dove un errore nella definizione del confine fra lo Stato pontificio e la Toscana fece nascere nel 1441 una piccola repubblica indipendente, rimasta tale fino al 1826. Una linea tracciata male permise agli abitanti di conservare per quasi quattro secoli una propria autonomia.

La zona è legata anche alla diffusione del tabacco in Italia. Il Museo Storico e Scientifico del Tabacco di San Giustino ne racconta le vicende, dalla coltivazione alla lavorazione, e permette di capire quanto questa pianta abbia inciso sulla vita quotidiana della valle.

Città di Castello, fra i Vitelli e le mappe di Leonardo

Arrivando a Città di Castello, la bicicletta può aspettare: qui conviene lasciarla per qualche ora e camminare nel centro storico. L’antica Tifernum Tiberinum conserva un patrimonio artistico legato in larga parte alla famiglia Vitelli, che fra Quattrocento e Cinquecento lasciò un segno profondo nell’architettura cittadina.

Palazzo Vitelli alla Cannoniera ospita la Pinacoteca comunale; Palazzo Vitelli a Sant’Egidio colpisce per le dimensioni, mentre Palazzo Vitelli a San Giacomo è oggi sede della Biblioteca comunale. Meritano una visita anche il Duomo, con il campanile cilindrico, e le chiese di San Francesco e San Domenico.

C’è poi Leonardo da Vinci, che fra il 1502 e il 1503 realizzò carte geografiche dedicate anche al territorio altotiberino. I suoi studi idrografici e topografici testimoniano l’interesse per fiumi, terreni e possibili punti critici, fondamentale per un ingegnere al servizio di Cesare Borgia.

Il Tevere ha offerto opportunità e preoccupazioni. Nel Cinquecento le esondazioni provocarono gravi problemi, rendendo necessario intervenire sul corso del fiume vicino alle mura. La storia è scritta anche nella forma delle città, nella disposizione dei campi e nel rapporto fra gli abitanti e l’acqua.

Laghi, sentieri e una pausa per ascoltare gli uccelli

Fuori dal centro, i Laghi Spada offrono una sosta nella natura. Ricavata da ex cave di materiali inerti, l’area è diventata un ambiente in cui vegetazione e avifauna hanno trovato nuovi spazi. Fra querce, acacie, ontani e pioppi si possono osservare diverse specie di uccelli, tra cui l’airone cenerino e la nitticora. Lungo il sentiero ornitologico, alcuni codici QR permettono di ascoltare i richiami delle specie locali.

Poco distante si trova il Lago dei Cigni, nei pressi del museo dedicato ad Alberto Burri. Per chi ha ancora tempo, ci sono anche Villa Montesca, il Centro delle tradizioni popolari di Villa Cappelletti e il museo Malakos, dedicato alle conchiglie.

Camminare per ritrovare il silenzio

L’Alta Valle del Tevere è attraversata dalla Via di Francesco, che passa da San Giustino e Città di Castello per proseguire verso Pietralunga, Gubbio e Assisi. È un itinerario da percorrere a piedi e, in diversi tratti, anche in bicicletta.

Fra i luoghi da raggiungere c’è l’Eremo di Buon Riposo, legato alla tradizione francescana. Nei dintorni, Montone merita una deviazione per il suo impianto medievale e le vicende legate a Braccio Fortebraccio. Monterchi, già in Toscana, conserva invece la Madonna del Parto di Piero della Francesca, affresco della metà del Quattrocento che da solo giustifica una visita.

A tavola, il viaggio prende un’altra direzione

La cucina dell’Alta Valle del Tevere risente delle influenze umbre, toscane e marchigiane. È una tradizione nata da una civiltà agricola, legata alle stagioni e alla cultura del recupero. Fra i primi si trovano tagliatelle, pappardelle alla lepre e gnocchi; fra i secondi carni arrosto, oca porchettata e fagiano.

Una delle specialità da cercare è il mazzafegato dell’Alta Valle del Tevere, riconosciuto come Presidio Slow Food. Il tartufo bianco pregiato di Città di Castello è invece il protagonista più celebrato della tavola locale, al quale è dedicato il Salone Nazionale del Tartufo.

Da assaggiare anche la torta al testo, servita con salsiccia, prosciutto, salame, capocollo o erbe di campo cotte. Per chi è arrivato in bicicletta, tutto questo presenta un problema pratico: la tentazione di ripartire è inversamente proporzionale alla qualità del pranzo.

L’Alta Valle del Tevere si lascia scoprire così, senza una gerarchia rigida fra le cose da vedere e quelle da assaggiare. Un giorno si può seguire il fiume, un altro entrare in un palazzo rinascimentale o raggiungere un eremo. Plinio il Giovane aveva individuato il carattere essenziale di questa terra: una pianura protetta dai monti, attraversata dall’acqua e resa fertile dal lavoro umano. Per comprenderla, basta prendersi il tempo di attraversarla. E, possibilmente, non prenotare il ritorno troppo presto (M.D.F.)

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