Trentuno imprese, settori diversi e una stessa ambizione: rafforzare la presenza italiana in Francia attraverso relazioni, progetti comuni e una nuova capacità di raccontare il valore economico del Made in Italy.
Parigi è da sempre una delle capitali nelle quali il Made in Italy misura la propria forza fuori dai confini nazionali. Moda, design, food, tecnologia, industria, servizi: la presenza italiana in Francia è vasta, articolata e spesso profondamente radicata. Ma trasformare tante eccellenze individuali in un sistema capace di dialogare, collaborare e rappresentarsi collettivamente è una sfida diversa.
È proprio da questa idea che, un anno fa, è nato il Club des Marques Italiennes, che oggi pomeriggio festeggerà il suo primo anniversario all’Hôtel Castille di Parigi.
Fondato e presieduto da Francesco Coppola, il Club ha raggiunto in appena dodici mesi quota 31 aziende aderenti, diventando un punto d’incontro tra imprese italiane attive sul mercato francese e realtà dell’ecosistema economico franco-italiano. L’appuntamento di oggi coinciderà anche con la prima assemblea generale dell’associazione.
Dal networking alla costruzione di un ecosistema
Alla base del progetto c’è un principio semplice: fare in modo che la presenza delle aziende italiane in Francia non sia soltanto la somma di percorsi aziendali separati.
Il CMI nasce infatti con l’obiettivo di favorire l’incontro tra dirigenti, lo scambio di competenze, la creazione di sinergie e il dialogo con gli attori istituzionali ed economici presenti tra Francia e Italia. In un solo anno, il Club è riuscito a riunire aziende provenienti da comparti molto differenti: agroalimentare, design, moda, beauty, mobilità, trasporto aereo, ingegneria, energia, turismo, servizi e tecnologia.
Una varietà che rappresenta forse il tratto più interessante del progetto. Il Made in Italy, nella sua versione francese, non è infatti un universo omogeneo, ma un mosaico nel quale convivono grandi gruppi industriali, brand internazionali, società di servizi e imprese altamente specializzate.
Tra gli aderenti figurano nomi come Barilla, Giorgio Armani, ITA Airways, De’Longhi Group, Calzedonia Group, Kiko Milano, Mutti, Prysmian, Scavolini, Smeg, Technogym e Starhotels, accanto a numerose altre aziende.
Ciò che le accomuna è soprattutto la volontà di considerare la Francia non semplicemente come un mercato di destinazione, ma come un vero territorio di sviluppo.
Una voce comune per il Made in Italy
Fare rete, tuttavia, non significa soltanto creare occasioni di incontro.
Tra gli obiettivi dichiarati dal Club c’è anche quello di valorizzare il racconto delle imprese italiane presenti in Francia, mettendo in comune competenze e sviluppando iniziative di marketing condivise. È un passaggio importante perché riguarda uno dei temi centrali per le aziende italiane che operano all’estero: la capacità di trasferire il valore del Made in Italy senza ridurlo a una semplice etichetta.
Prodotto, cultura industriale, design, capacità tecnologica, creatività e servizi convivono ormai dentro una definizione molto più ampia dell’eccellenza italiana.
«Quando abbiamo creato il CMI un anno fa volevamo innanzitutto permettere alle imprese italiane presenti in Francia di incontrarsi, conoscersi meglio, lavorare insieme e andare collettivamente incontro all’ecosistema francese», spiega Francesco Coppola.
Il fatto che il Club abbia raggiunto 31 imprese in un anno viene letto dal suo fondatore come la conferma dell’esistenza di una domanda reale di collaborazione. Dopo una prima fase dedicata alla costruzione della rete, l’obiettivo sarà ora aumentare le occasioni di cooperazione tra i membri.
Nel 2027 arriverà il primo barometro
La fase successiva del progetto avrà però anche un carattere più analitico. All’inizio del 2027, il Club des Marques Italiennes presenterà infatti il suo primo barometro dedicato alle imprese italiane in Francia, realizzato in collaborazione con BIP.
L’obiettivo sarà comprendere meglio la realtà economica italiana presente sul territorio francese, produrre dati di riferimento e analizzare il contributo delle imprese all’economia del Paese. Non soltanto, quindi, mettere in relazione le aziende, ma anche provare a misurare ciò che spesso rimane frammentato tra statistiche, singoli bilanci e racconti aziendali.
«Vogliamo che il CMI sia anche un luogo nel quale si possa comprendere meglio la realtà delle imprese italiane in Francia», sottolinea Stefano Negrini, tesoriere del Club. Il futuro barometro dovrà fornire dati concreti sulla presenza del Made in Italy e aiutare a individuare più chiaramente le sfide affrontate dalle imprese italiane che operano in Francia.
Parigi come laboratorio franco-italiano
Fondato ufficialmente il 30 settembre 2025, il Club des Marques Italiennes è un’associazione senza scopo di lucro nata con la missione di promuovere il Made in Italy in Francia e rafforzare la visibilità delle imprese italiane sul mercato francese.
A distanza di un anno, l’appuntamento di oggi pomeriggio segna quindi qualcosa di più di una ricorrenza. È il momento nel quale un network nato per mettere in contatto le imprese prova a trasformarsi in una piattaforma più strutturata: capace di creare opportunità, produrre conoscenza e rendere più riconoscibile il peso dell’economia italiana in Francia.
In fondo, è proprio qui che si gioca una parte della sfida futura del Made in Italy: continuare a valorizzare l’identità e l’eccellenza dei singoli marchi, ma imparando allo stesso tempo a muoversi come sistema. E Parigi, da questo punto di vista, rappresenta un laboratorio particolarmente interessante.
Stefano Camilloni


