Una conferenza tra storia, architettura e spiritualità ha riportato al centro dell’attenzione il ruolo di Taormina come luogo d’incontro tra culture, pensiero filosofico e ricerca interiore. Presentato anche il volume “Taormina Teosofica. Luogo di memoria, di speranza e di rinnovamento”.
Esiste una Taormina che va oltre il paesaggio da cartolina, oltre il teatro antico, le terrazze affacciate sul Mediterraneo e la fama internazionale costruita nel corso dei secoli. È una Taormina più segreta, attraversata da suggestioni spirituali, filosofiche e culturali, capace di attrarre personalità alla ricerca non soltanto della bellezza, ma anche di un luogo nel quale interrogarsi sul senso dell’esistenza.
È questa la città raccontata venerdì 25 settembre 2026 nel salone principale di Casa Cuseni, durante la conferenza “Taormina Teosofica. Faro mistico del Mediterraneo”, che ha richiamato una platea numerosa e particolarmente attenta.
Protagonisti dell’incontro sono stati il dott. Antonino Arcidiacono e l’architetto Mario D’Angelo, che hanno presentato il risultato della loro ricerca accompagnando il pubblico lungo un percorso nel quale storia, architettura, paesaggio e spiritualità finiscono inevitabilmente per intrecciarsi.
A moderare la conferenza è stato il dott. Franco Spadaro. Nel corso dell’appuntamento è stato inoltre presentato il libro, accompagnato da tavole illustrate, “Taormina Teosofica. Luogo di memoria, di speranza e di rinnovamento”, edito dalla Fondazione Kitson.

Arcidiacono e D’Angelo hanno illustrato i principali temi affrontati nel testo e la loro traduzione grafica, soffermandosi in particolare sulle tracce storiche e architettoniche individuate durante la ricerca. Un lavoro che restituisce l’immagine di una città nella quale la dimensione fisica degli edifici e del paesaggio sembra dialogare costantemente con una dimensione più intima e spirituale.
Dall’incontro è emerso così un quadro particolarmente affascinante delle influenze che, fin dall’antichità, hanno attraversato Taormina. Un percorso lungo secoli, con particolare attenzione alle epoche più recenti, durante le quali la corrente filosofica teosofica ha contribuito in maniera significativa alla vita culturale della città.
Taormina appare, in questa lettura, non soltanto come destinazione di viaggio, ma come vero crocevia di idee. La sua posizione, il rapporto tra mare e montagna, la forza simbolica del paesaggio e la stratificazione della sua storia hanno favorito nel tempo l’arrivo di visitatori illustri e di personalità capaci di lasciare testimonianze e contributi culturali di grande valore.
Proprio il paesaggio è stato uno dei temi centrali della riflessione. I partecipanti sono stati invitati a interrogarsi sulla natura stessa del territorio taorminese e sulla sua identità, osservandolo non semplicemente come sfondo naturale, ma come elemento capace di influenzare la percezione, il pensiero e l’immaginario di chi lo attraversa.

In questa prospettiva, la presenza a Taormina di personalità provenienti da mondi e culture differenti assume un significato particolare. La città diventa un luogo nel quale esperienze individuali e percorsi intellettuali si incontrano, producendo quella sedimentazione culturale che ancora oggi contribuisce a determinarne il fascino.
La conferenza ha così restituito l’immagine di una Taormina dalla forte vocazione internazionale ma, allo stesso tempo, profondamente legata alla propria memoria. Una memoria che può trasformarsi, come suggerisce il titolo stesso del volume, in speranza e rinnovamento, se viene studiata, compresa e trasmessa.
Ancora una volta Casa Cuseni si conferma come uno dei luoghi più significativi della vita culturale taorminese. Un ambiente nel quale la storia non viene semplicemente conservata, ma continua a essere interrogata e raccontata.
L’attività del dott. Franco Spadaro e della Fondazione Kitson contribuisce in questo senso a mantenere vivo uno spazio di incontro capace di coinvolgere tanto la cittadinanza quanto i numerosi visitatori stranieri che ogni anno raggiungono Taormina.
Ed è forse proprio qui che risiede il significato più profondo dell’espressione scelta per la conferenza: “faro mistico del Mediterraneo”. Non una semplice definizione evocativa, ma l’immagine di una città che, attraverso il proprio paesaggio, la propria storia e le persone che l’hanno attraversata, continua ancora oggi a suggerire nuove domande sulla memoria, sull’identità e sulla dimensione spirituale dell’esperienza umana.
S.C.


