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Finanza agevolata: da strumento a strategia di valore – innovazione e cultura d’impresa.

Intervista a Marina Radaelli, Innovation Project Manager, con il contributo del partner EREB



Per anni la finanza agevolata è stata raccontata come un’opportunità da cogliere, un contributo da ottenere, una finestra temporale da non perdere.

Un approccio comprensibile, ma oggi sempre più limitante. Sempre più imprese stanno infatti scoprendo che la finanza agevolata, se utilizzata con metodo e visione, può diventare uno strumento strategico capace di generare valore reale: culturale, organizzativo e umano.

Ne parliamo con Marina Radaelli, Innovation Project Manager con un percorso trasversale che attraversa moda, medicale, tecnologia, ESG e wellbeing, e con EREB, partner specializzato nella gestione strutturata della finanza agevolata.

– Marina, il tuo percorso professionale è lungo e molto articolato. Da dove nasce il tuo approccio alla finanza agevolata e in che modo questa esperienza influisce oggi sul tuo approccio alle Aziende?

Nasce da oltre trent’anni di esperienza sul campo e da una formazione continua. Ho lavorato in settori molto diversi –dal medicale alla moda, dal business development a contesti complessi come gare e appalti – che mi hanno insegnato metodo, rigore e soprattutto ascolto. 

La finanza agevolata non è stata un punto di partenza, ma una conseguenza naturale: entra non come fine, ma come strumento giusto per dare struttura e sostenibilità a progetti che nascono prima di tutto dalle persone e dai processi. Non è una ricerca di contributi, ma un’occasione per fermarsi, riflettere e pianificare. I bandi diventano momenti di strategia e accelerazione, non scorciatoie.

Quando parlo con imprenditori o HR, spesso il problema non è “trovare un bando”, ma chiarire gli obiettivi: competenze da sviluppare, processi da migliorare, clima interno da rafforzare, tecnologia da allineare

Quindi la finanza agevolata non è mai il punto di partenza?

Esatto. Entra sempre dopo.

Se manca una visione chiara, il rischio è inseguire opportunità che non dialogano con la reale struttura dell’impresa. Se invece esiste una direzione, allora i bandi diventano uno spazio prezioso di riflessione, pianificazione e accelerazione.

Il valore non è nel contributo economico in sé, ma nel processo che costringe l’azienda a pensarsi in modo più consapevole.

Ti definisci spesso una consulente con funzione di “hub”. Cosa significa concretamente?

Significa fare sintesi. Il mio ruolo di Innovation Project Manager è quello di ascoltare i bisogni, tradurli in obiettivi chiari e coordinare competenze diverse.

Non lavoro con soluzioni standard, ma con progetti sartoriali, costruiti sull’identità dell’azienda. Seleziono e coinvolgo i professionisti più adatti – dalla tecnologia alla formazione, dall’ESG al well-being – e do coerenza all’intero percorso. 

Qual è il tuo ruolo come Innovation Project Manager?

Mi considero una consulente a tutto tondo con una funzione di hub. Il project management è la mia chiave di lettura: raggruppare obiettivi, coordinare competenze, dare un senso unitario alle iniziative.

Non lavoro mai da sola, ma seleziono e coinvolgo i migliori professionisti in base alle esigenze specifiche del cliente, creando progetti unici e dedicati.

In questo ecosistema, che ruolo gioca EREB?

(EREB) Con Marina condividiamo la stessa visione: la finanza agevolata va gestita con metodo e responsabilità. Il nostro compito è accompagnare le imprese lungo tutto il percorso, dall’analisi delle opportunità alla progettazione, fino alla gestione operativa e alla rendicontazione.

Ma soprattutto lavoriamo affinché ogni strumento sia coerente con la strategia aziendale. Il valore non è il bando, ma il progetto che lo sostiene ed il percorso che si costruisce intorno: bisogna seguire l’azienda passo dopo passo, garantendo coerenza, correttezza e risultati. 

Insieme trasformiamo le opportunità in progetti solidi e duraturi.

Quindi non parliamo solo di numeri, ma di cultura aziendale?

(Marina Radaelli-EREB): Esattamente.

Fare cultura sulla finanza agevolata significa spiegare che un bando può diventare il pretesto per ripensare l’organizzazione, investire sulle competenze, migliorare il benessere interno e rafforzare la reputazione esterna. È un lavoro di consapevolezza, prima ancora che di progettazione. 

Dal vostro punto di vista, qual è l’errore più comune che le aziende commettono quando si avvicinano alla finanza agevolata?

(EREB): Inseguire il bando fine a sé stesso. La differenza oggi non la fa chi intercetta più opportunità, ma chi le utilizza per accelerare ciò che è già sotto controllo, inserendole in una strategia di medio-lungo periodo.

In realtà è fondamentale progettare bene, gestire correttamente il percorso e accompagnare l’azienda fino alla realizzazione e alla rendicontazione. Solo così la finanza agevolata diventa un vero strumento di crescita

Marina Radaelli: La finanza agevolata non è una scorciatoia. È uno spazio protetto per pensare, creare e rendere sostenibili scelte importanti. Se la si usa così, genera valore vero; altrimenti rischia di amplificare fragilità già esistenti

In che modo questo approccio si traduce concretamente nelle aziende?

(EREB): Spesso partiamo da domande semplici: dove volete andare? Quali competenze vi mancano? Che tipo di azienda volete essere tra tre o cinque anni?

Da lì costruiamo progetti che possono includere formazione finanziata, digitalizzazione, investimenti tecnologici o percorsi ESG, sempre con una logica di medio-lungo periodo.

Perché oggi è così importante parlare di innovazione e benessere insieme?

Perché oggi performance, clima aziendale e immagine sono profondamente connessi.

Significa aiutare le aziende a capire che innovazione e benessere non sono concetti astratti. Attraverso la finanza agevolata possiamo creare esperienze reali: programmi di formazione evoluta, digitalizzazione dei processi, ma anche percorsi di team building esperienziali che parlano di unicità, cultura e identità aziendale.

Il benessere non è solo welfare, è sentirsi parte di un progetto che ha senso. 

In un’epoca dominata dall’Intelligenza Artificiale, riportare le persone alla presenza e alla relazione autentica è una forma di innovazione molto potente. 

Oggi le aziende non sono valutate solo per i risultati economici, ma per la loro capacità di attrarre talenti, creare ambienti di lavoro sani e costruire una reputazione solida.

La tecnologia abilita, l’ESG dà direzione, il well-being crea le condizioni perché le persone possano lavorare meglio.


– Che valore porti in particolare alle funzioni HR?
Gli HR oggi cercano soluzioni pratiche per attrarre e trattenere talenti. Io li aiuto a portare finanziamenti in azienda per progetti che valorizzano le persone – formazione, well-being, ESG – e allo stesso tempo migliorano i processi attraverso tecnologia e comunicazione. 

Non propongo semplici corsi, ma percorsi esperienziali che parlano di stile, sostenibilità e cultura d’impresa

– Qual è il messaggio più importante che vorreste lasciare alle imprese?

(Marina Radaelli-EREB): Usate la finanza agevolata come uno spazio protetto per pensare, creare e accelerare.

La finanza agevolata, se interpretata con competenza e visione, smette di essere un obiettivo e diventa un abilitatore strategico.

Un’occasione per fare cultura d’impresa, investire sulle persone e costruire un futuro sostenibile, dove tecnologia, ESG e benessere non sono compartimenti stagni, ma parti di un unico progetto di crescita. Un linguaggio comune tra numeri e persone, tra visione e operatività, tra opportunità e crescita reale

È in questo spazio che nascono le aziende più solide, consapevoli e competitive.

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