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La qualità come scelta di vita: il percorso della Cantina Maurizio Costa

Tra le colline alte di Modigliana, dove l’Appennino romagnolo smette di essere soltanto paesaggio e diventa carattere, Cantina Maurizio Costa è una presenza silenziosa ma profondamente riconoscibile. Non è una cantina che si impone con effetti speciali o narrazioni costruite: qui tutto parte dalla terra, dal tempo e da una visione precisa del vino come espressione autentica di un luogo.

La storia nasce da un innamoramento vero. Maurizio Costa e sua moglie Paola arrivano a Modigliana nei primi anni Duemila e restano colpiti da un territorio aspro, boscoso, lontano dalle scorciatoie della viticoltura moderna. Non scelgono la via facile: acquistano terreni in altura, tra i 300 e i 600 metri, in un contesto dove il lavoro in vigna è faticoso, le rese naturalmente basse e ogni vendemmia una scommessa. Ma è proprio qui che il Sangiovese trova una delle sue espressioni più profonde e personali.

I vigneti sono circondati da boschi, attraversati da brezze costanti e da forti escursioni termiche. I suoli, prevalentemente arenari e calcarei, regalano ai vini tensione, verticalità e una trama tannica che non cerca mai la forza bruta, ma l’eleganza. È una viticoltura che potremmo definire “di montagna”, dove la precisione conta più della potenza e dove l’identità viene prima dello stile.

Il cuore simbolico della cantina è una piccola vigna del 1922: meno di un ettaro di Sangiovese ad alberello, piante centenarie sopravvissute a guerre, abbandoni e cambiamenti climatici. Da qui nasce “Cento”, un vino rarissimo, prodotto solo nelle annate migliori e in poche centinaia di bottiglie. È un Sangiovese che parla sottovoce ma con profondità impressionante: balsamico, minerale, con una freschezza che sembra impossibile per un vino così concentrato. Non è un vino che cerca consenso immediato, ma uno di quelli che crescono nel bicchiere e restano nella memoria.

Accanto a “Cento”, la produzione si completa con poche altre etichette, tutte pensate come capitoli dello stesso racconto. “MoDi” è il vino che dialoga tra tradizione romagnola e respiro internazionale, mentre “Floss”, a base Cabernet Franc, dimostra come questo territorio sappia dare identità anche a vitigni non autoctoni, senza mai snaturarsi. In ogni bottiglia si ritrova una costante: equilibrio, precisione, assenza di forzature.

Dopo la scomparsa di Maurizio, il progetto è passato nelle mani dei figli Angelo e Francesco, che hanno scelto di non cambiare rotta ma di affinare ulteriormente la visione. Agricoltura biologica, densità elevate, rese bassissime, nessuna concessione alle mode. In cantina, il lavoro è guidato dalla competenza di Donato Lanati, con un approccio scientifico ma rispettoso, dove ogni decisione è al servizio del vino e non del contrario.

Negli ultimi anni, Cantina Maurizio Costa ha iniziato a ricevere un’attenzione crescente anche dalla critica. Inserimenti in guide di riferimento, punteggi molto alti da parte della stampa specializzata e il riconoscimento come una delle realtà più interessanti dell’Emilia-Romagna hanno confermato ciò che gli appassionati più attenti avevano già intuito: Modigliana è uno dei grandi luoghi del Sangiovese contemporaneo, e questa cantina ne è una delle voci più credibili.

Visitare la cantina oggi significa entrare in un racconto coerente, fatto di scelte radicali ma mai ostentate. La degustazione non è una vetrina, ma un dialogo: tra chi il vino lo fa e chi lo ascolta. Si esce con la sensazione rara di aver incontrato un progetto vero, dove ogni bottiglia è il risultato di una visione lunga, paziente e profondamente onesta.

Cantina Maurizio Costa non produce molti vini, né grandi numeri. Produce identità. E per chi ama il vino come racconto di un luogo, non c’è nulla di più prezioso.

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