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Mini-cellulari ai detenuti? La soluzione arriva da Cesenatico

Anche il mercato italiano, grazie alle nuove piattaforme di shopping online (in particolare Wish), sta per essere invaso dai mini-cellulari made in China.

Si tratta di apparecchi che non superano i 5 centimetri di lunghezza e che, malgrado prestazioni tecnologiche estremamente affidabili, sono realizzati per il 90% con plastica e resine.

Avendo al loro interno impercettibili quantitativi di metallo riescono ad eludere facilmente i controlli dei normali metal-detector e dunque possono entrare anche in luoghi protetti, come ad esempio le case circondariali, gli istituti di pena o le caserme, dove la presenza di cellulari è assolutamente vietata. Emblematico il caso del carcere di Ragusa dove, nelle scorse settimane, un detenuto – scoperto da una guardia penitenziaria mentre stava telefonando – è arrivato ad ingoiare il micro-cellulare. 

Per rilevare questi dispositivi che, se usati in modo illecito, possono rappresentare un’arma molto pericolosa in mano alla criminalità, l’azienda Securitaly di Cesenatico ha sviluppato un nuovo rilevatore (SecurSCAN® ST167-5G) in grado di intercettare i segnali radio digitali e analogici generati da qualunque apparato cellulare anche già predisposto con la nuova tecnologia 5G.

“Talvolta – spiega Roberto Terranova, socio di Securitaly – questi minuscoli dispositivi riescono ad aggirare i controlli dei normali metal-detector e dunque, durante un colloquio in carcere, se debitamente occultati, possono finire nelle mani dei detenuti. A quel punto, l’unico modo per intercettarli è monitorare i dati wireless per capire se, in una determinata area, vi siano delle connessioni illegali”.

“Si tratta di un fenomeno nuovo – aggiunge Stefano Della Chiesa, altro socio di Securitaly – e, infatti, il mondo dei penitenziari italiani si sta già mobilitato per dotarsi dei nostri dispositivi, fra i pochissimi sul mercato in grado di rilevare non solo l’impercettibile quantitativo di metallo che si trova al loro interno, ma anche le deboli scariche microelettriche e le onde wireless generate dall’attività dei micro-cellulari”.

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Gianni Parrini intervistato dal blog di Jaywork Music Group